Cittadella-Parma, Scaglia: “Non siamo immaturi! E non abbattiamoci, perché già a Palermo…”

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Non è stato il rientro che sognava. Ma intanto c’è stato, e giusto a sei mesi di distanza dalla frattura alla tibia, rimediata nel derby con il Vicenza del 13 maggio scorso. Al di là del k.o. con il Parma, quello di “Pippo” Scaglia è un “acquisto” decisamente importante per il Cittadella. «Tenevo tanto a rientrare. Più che altro puntavo a fare una figura “decente”, perché è vero che ormai mi sentivo bene, ma un conto è quello che fai in allenamento, un conto giocare sul serio», ammette il difensore centrale torinese. «Nel complesso non credo di aver fatto una figura imbarazzante… Sicuramente devo migliorare in molte cose, ma le sensazioni sono state positive». Dove ritiene di essere ancora indietro? «I primi passi non sono mai stati una mia dote, per cui sono ancora un po’ macchinoso sotto tale aspetto. Per assurdo, però, soffro di più i campi stretti come quello che usiamo in allenamento rispetto ad un rettangolo di gioco “vero”. Ovviamente non posso essere contento, visto il risultato. Abbiamo disputato una buona gara nel complesso, ma è un periodo in cui ci servono 50 tiri per segnare un gol e, dietro, spesso andiamo sotto alla prima occasione per l’avversario».

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Manca un po’ di maturità?«Secondo me non siamo una squadra immatura. È vero che ogni tanto ricadiamo negli stessi errori e che dobbiamo continuare a lavorare sui dettagli, che fanno la differenza. È l’unica ricetta che conosco». Adesso andrete in casa della capolista Palermo, nel posticipo di lunedì 20. «Una partita molto difficile, ma, per quanto sia banale dirlo, lo sono tutte. Questo è un campionato stranissimo, in cui ad ogni turno c’è qualche risultato a sorpresa, pensate all’Empoli che perde a Vercelli. Noi comunque andremo al “Barbera” per vincere. Come sempre».

(Fonte: Mattino di Padova. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)

Tredici maggio, tredici novembre: sei mesi trascorsi lontano dai campi di calcio. Un’eternità per un atleta. Ecco perché Filippo Scaglia, sabato contro il Parma, non vedeva l’ora di calcare il prato del Tombolato dopo così tanto tempo: «Ci tenevo tantissimo al rientro in squadra. Più che altro desideravo e speravo di farmi trovare pronto perché puoi avere buone sensazioni in allenamento, ma giocare una partita è tutt’altra cosa».

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Il Cittadella aveva ampiamente meritato l’1-1, poi sembrava che il Parma fosse alle corde: «Sì, però noi dopo il pareggio siamo rimasti in dieci. Dovevamo stare attenti, invece sulle ali dell’entusiasmo, per la grande voglia di vincere la partita, abbiamo perso. Il Parma sembrava in difficoltà ma ha grandi giocatori, con l’uomo in più in campo è riuscito a piazzare la zampata vincente. Il gol di Calaiò non è arrivato con la nostra difesa sbilanciata, è stato merito suo». È già successo di perdere gare nei minuti finali, se non addirittura nel recupero, per puntare ai tre punti: «Il Cittadella prova sempre a vincere, ce l’ha nel proprio dna. È la filosofia che ha portato Venturato da tre anni a questa parte. Siamo una squadra che ha sempre pareggiato poco». Oggi alla ripresa dell’attività si cercheranno i motivi della sconfitta: «È un campionato lungo, non dobbiamo abbatterci per aver perso contro il Parma. Analizzeremo le situazioni di sabato, in dieci minuti siamo passati dall’1-1 ai dieci uomini, sino al loro raddoppio. Non abbiamo staccato la spina dopo il pari, ci hanno invece condannato gli episodi». A proposito di episodi, come giudica l’espulsione di Adorni? «Lui era su Calaiò, io gli ero di fianco, per l’arbitro invece era chiara occasione da gol».

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(Fonte: Gazzettino. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)

Una sconfitta, quella per 2-1 col Parma in Serie B, che fa male e che porta con sé tante recriminazioni. Il Cittadella punta il dito contro gli arbitraggi, ma deve fare i conti anche con qualche limite che non si riesce a correggere. E che ha reso amaro il rientro dal primo minuto di Filippo Scaglia, costretto domenica al «Tombolato» ad assistere inerme pure all’espulsione ingiusta di Adorni per fallo da ultimo uomo. «Ma io ero accanto a lui — spiega il centrale granata — So che per un arbitro è difficile decidere in poco tempo, però non posso non far notare che avevo tutto il tempo di intervenire o, quantomeno, di provare a farlo. Il concetto di fallo da ultimo uomo poi è molto labile, nel corso del match Insigne si era trovato un’altra volta solo davanti al nostro portiere senza fare gol».

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(Fonte: Corriere del Veneto. Trovate il resto dell’articolo sull’edizione odierna del quotidiano)




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