Live 24! Padova-Pro Patria, -5: si torna al lavoro, speranze-playoff ridotte al lumicino

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Ore 22.20 – (Il Piccolo) In questi casi, si suol dire che si tratta di un successo che vale doppio. E in effetti, in una partita che vedeva di fronte due rivali per la salvezza appaiate in classifica, quello ottenuto dalla Triestina domenica a Castelfranco Veneto contro il Giorgione può ben essere catalogato in questa maniera. In realtà, a ben guardare, la vittoria della squadra di Bordin vale perfino di più. Mettendo un attimo da parte futuri societari che saranno presto nuovamente all’ordine del giorno, sul piano puramente sportivo quello dell’Unione può infatti essere davvero il successo della svolta. Non solo perché segna un importante passo avanti verso la salvezza, ma anche perché rivela la capacità della Triestina di vincere finalmente uno scontro diretto, di quelli insomma pesanti da dentro o fuori. E in pratica in questa stagione è la prima volta che succede. Nelle sfide che ha intrapreso con il pacchetto delle ultime dieci squadre in classifica, finora la Triestina era uscita vincente solamente in tre occasioni, di cui due lontanissime nel tempo: la prima risale addirittura all’esordio in campionato contro la Liventina, e sinceramente è difficile definire una partita della prima giornata come uno scontro diretto. La seconda volta fu all’andata a Sacile a novembre, contro una squadra in totale disarmo che ben presto sarebbe retrocessa matematicamente (anche se due settimane fa non si riuscì a vincere nemmeno con questa avversaria). La terza volta è l’unica più recente, quella di metà febbraio con il Fontanafredda. Ma francamente anche i rossoneri non possono più definirsi una diretta rivale dell’Unione e sembrano destinati ormai a fare compagnia alla Sacilese nella casella delle retrocessioni dirette. E con tutte le altre con le quali si sta sgomitando per evitare i play-out? Mai una vittoria. Lo scorrere degli scontri diretti è infatti una via crucis: la Triestina all’andata aveva perso in casa con il Giorgione ed era uscita sconfitta anche dalla sfida con l’Ufm a Monfalcone. Nel doppio confronto con il Levico ha ottenuto un pareggio e una sconfitta, mentre con Montebelluna e Union Ripa ha rimediato addirittura due ko. Inoltre aveva pareggiato al Rocco contro il Dro. Insomma un cammino disastroso. Fino a domenica scorsa. Il successo di Castelfranco Veneto, quindi, dice che finalmente c’è un salto di qualità nella capacità dell’Unione di saper gestire le partite che contano, quelle nelle quali la palla pesa e magari in due o tre episodi ci si gioca un campionato. Probabilmente anche il mese di lavoro agli ordini di Bordin, sta cominciando a dare i suoi frutti, e non solo sul piano tattico. Si dirà che è troppo presto per cantar vittoria dopo un solo successo, ed è vero. Ma del resto i riscontri si avranno presto e saranno già decisivi. Dopo la partita interna di domenica prossima contro la Virtus Vecomp Verona, infatti, la Triestina sarà subito attesa agli ultimi due scontri diretti della stagione: prima andrà sul campo di Dro (dove affioreranno inevitabili i dolci ricordi e le tante paure del play-out di un anno fa) e poi il 24 aprile ospiterà l’Ufm in un derby che si annuncia infuocato e probabilmente determinante.

Ore 22.00 – (Corriere delle Alpi) Ai gialloblù di Vecchiato basta un ultimo passo, anzi passetto, per chiudere la questione playoff. Con 12 punti di vantaggio sulla Luparense sesta della classe a 5 giornate dalla fine, domenica prossima Corbanese e compagni avranno due risultati su tre a disposizione per sigillare con la matematica l’accesso ai playoff per il terzo anno consecutivo. Al polisportivo infatti arriverà proprio la Luparense, già battuta all’andata 1-0 (dato importante in ottica scontri diretti) e contro la quale dunque i gialloblù potranno festeggiare il traguardo sia in caso di vittoria sia in caso di pareggio. Il tutto buttando magari un occhio pure all’Este, improvvisamente non più così lontana dopo lo scivolone con il Dro (il Belluno ora è a -5) e domenica chiamata a sfidare nientemeno che il Venezia capolista.

Ore 21.40 – (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza) Il Vicenza sul campo rialza la testa con due vittorie che consentono alla truppa di Franco Lerda di salire al quint’ultimo posto della graduatoria: finisse oggi il campionato sarebbe spareggio playout, coi vantaggi di giocare la seconda gara in casa e ottenere la salvezza con due pareggi oppure con una vittoria segnando lo stesso numero di gol dell’avversario. Comunque poco da stare allegri, ma rispetto ad una ventina di giorni fa le possibilità di salvezza sono cresciute, ad otto giornate dalla fine. In attesa della delicata sfida del prossimo turno a Cesena, lo scoglio da superare riguarda il pagamento degli stipendi e relativi contributi, che dovranno essere onorati entro e non oltre il 18 di aprile. Ieri i soci di Vi. Fin., la finanziaria che da aprile dello scorso anno di fatto tiene in vita il Vicenza calcio, si sono riuniti per fare il punto della situazione. «Ci siamo trovati per prendere atto a quanto ammonta l’impegno che dovremo affrontare tra quindici giorni – dice l’amministratore delegato Marco Franchetto – e non ho problemi a dire che serviranno quasi 1,9 milioni di euro. Un importo importante, a cui contiamo di detrarre circa 400 mila euro che dovrebbero arrivare, sotto forma di contributi, dalla Lega; in questi giorni andremo a verificare la situazione e poi ci ritroveremo lunedì prossimo per avere un quadro ancora più chiaro e preciso». Franchetto tiene a sottolineare come Vi. Fin. stia procedendo nel suo programma iniziato ormai un anno fa, precisando quando fatto finora. «Siccome in giro c’è tanta gente che parla, e spesso si dicono anche cose che non corrispondono al vero – spiega il manager – voglio sottolineare come finora Vi. Fin. abbia messo nel Vicenza calcio quasi sei milioni di euro, una somma che, tanto per essere chiari, è dimostrabile. Inoltre abbiamo anche provveduto a stralciare debiti per quasi 4 milioni di euro, di cui 400 mila euro sono anche miei – continua il leader di Pulitalia e Caffè Vero – e quindi Vi.Fin. in un anno ha portato avanti un’operazione di quasi 10 milioni. Con onestà debbo dire che se un anno fa ci avessero detto che dopo aver messo tutti questi soldi nel Vicenza calcio ci fossimo trovati in questa situazione, magari non avremmo iniziato questo progetto, ma adesso siamo in corsa e ribadiamo che se ci verrà concessa la rateizzazione dell’IVA a 15 anni e se il Vicenza resterà in serie B l’operazione la concluderemo».

Ore 21.20 – (Giornale di Vicenza) L’assemblea ordinaria di Vi.Fin., la finanziaria che sostiene economicamente il Vicenza dall’aprile 2015, tenutasi ieri pomeriggio non ha portato novità, nel senso che i soci alla fine hanno deciso di ritrovarsi lunedì 11. Come dire a pochi giorni dalla scadenza assai onerosa del 16 aprile che, essendo di sabato, slitterà al 18. Stavolta la cifra sarà molto alta, vicina al milione e 900 mila euro perchè oltre a dover pagare gli stipendi dei tesserati, dei dipendenti e dei collaboratori sportivi, e i relativi contributi, bisognerà pure pagare i premi relativi al girone d’andata.Quali premi ci si può chiedere visto che il Vicenza va così male? Semplice: quelli pattuiti nei contratti dei giocatori come ad esempio i gol segnati, le presenze da titolare, le gare giocate. A spiegare la decisione di rimandare la chiusura dell’assemblea alla prossima settimana è lo stesso a.d. di Vi.Fin. Marco Franchetto che ci dice: « Oggi (ieri per chi legge) c’è stato un sereno confronto tra noi soci, in pratica si è spiegato quanti soldi servono per far fronte alla prossima scadenza di aprile, ma siccome sappiamo che ne devono arrivare sia dalla Lega, che dalla Fondazione per la mutualità, ma non è ancora chiaro quanti saranno, abbiamo deciso di aggiornarci per capire l’importo netto che dovremo mettere per integrare tale somma, importo che comunque sarà senza dubbio assai alto». Quanto? Stabilito che in uscita la cifra sarà appunto di circa un milione e 900 mila euro, in entrata cosa c’è da aspettarsi? I soldi della Lega relativi alla mutualità e quelli relativi ai diritti televisivi che vengono dati di solito appunto in coincidenza delle scadenze federali e poi quelli che arrivano dalla Fondazione per la mutualità generale negli sport professionistici a squadre. Di quanto si tratta in tutto per l’intera stagione? La cifra dello scorso anno toccata al Vicenza è a bilancio ed è stata di circa 3 milioni e mezzo di euro e quest’anno dovrebbe essere superiore grazie al nuovo contratto stipulato per i diritti televisivi. Dunque adesso si deve capire appunto a quanto ammonterà la tranche che deve arrivare. Una cosa è certa: questi soldi già da alcuni mesi vanno direttamente a Vi.Fin. che li usa ovviamente per integrare le tantissime spese che deve affrontare per sostenere il Vicenza. Spese che lo stesso a.d. Marco Franchetto non ha difficoltà a rendere note : «Da aprile 2015 al 31 marzo 2016 l’importo che abbiamo erogato per finanziare la società biancorossa è di circa sei milioni di euro, è tutto a bilancio». E ora c’è da aggiungere l’ulteriore impegno per la scadenza del 16 aprile. Ma all’assemblea ordinaria di ieri c’è stata anche l’ufficializzazione dell’entrata in Vi.Fin. di Massimo Masolo che come si ricorderà è stato presidente del club biancorosso dal 18 aprile 2012 fino al 7 gennaio 2013 quando si dimise per divergenze con il c.d.a.A questo punto un ingresso di grande peso potrebbe essere quello di Savino Tesoro ed è chiaro che i risultati positivi della squadra potrebbero orientare in modo decisivo la sua decisione.

Ore 21.00 – (Gazzetta di Reggio) Lo striscione apparso la notte scorsa in via dell’Aeronautica che riportava frasi insultanti indirizzate ai giocatori granata, è il tangibile segnale della delusione che sta accompagnando questo finale di campionato. Ma si tratta di un episodio isolato, senza seguito, oppure è il sentimento di rabbia di un gruppo molto più ampio? Il presidente Stefano Compagni, che ha già espresso il proprio rammarico per l‘andamento del torneo, non si aspettava certamente una simile reazione. Chi invece ha già avuto a che fare con l’ira dei fans più accesi è il suo predecessore, Alessandro Barilli, che però rifiuta di fare commenti sull’episodio affermando di vivere ormai nelle vesti di esterno le vicende della Reggiana. «Dirigere una società di calcio – annota – è un mestiere assolutamente difficile e poi non tutte le stagioni calcistiche sono uguali. Chi ha preso il mio posto è in ogni caso leggermente più fortunato del sottoscritto: le critiche infatti vengono rivolte ai giocatori, a chi scende in campo, e non sono dirette a chi guida il club. Nel mio caso invece le contestazioni erano molto spesso indirizzate alla mia persona, non c’era lo stesso riguardo. Osservando come stanno evolvendo le cose ho inoltre la conferma di quanto ho più volte affermato. Cioè che non bastano i soldi né che è sufficiente operare con il massimo impegno per ottenere degli ottimi risultati». E allora come si può giustificare questa aperta critica nei confronti del club granata? «L’impressione è che si sia creata una scarsa amalgama fra i giocatori, e inoltre servirebbe più discrezione negli spogliatoi oltre che nel collegamento fra società a squadra. Sensazioni epidermiche perché, ripeto, non vivo più direttamente quella realtà». Ritiene che i dirigenti abbiano qualche responsabilità? «Posso solo assicurare che si tratta di persone pienamente affidabili, assolutamente a modo. Imprenditori che vogliono veramente bene alla Reggiana. Non meritano quindi troppe critiche per il noviziato che stanno vivendo». La “sua” Reggiana ha però fallito di un soffio, lo scorso anno, il salto di categoria. Questa volta invece l’obiettivo non è stato nemmeno sfiorato. «In effetti ricordo di essere passato da un migliaio di spettatori a oltre 11mila nella gara che purtroppo ci ha visto sfuggire di mano, per un niente, il traguardo finale. Ma anche chi mi è succeduto ha dato il massimo e non è colpa loro se non sono riusciti ad arrivare ai play off. Avrei ovviamente preferito finisse in maniera diversa ma non me la sento di attribuire alcuna responsabilità diretta. Certo che è un peccato trovarsi a questo punto a metà classifica. Ma sono sempre dell’avviso che criticare chi si impegna, chi usa le proprie risorse e le energie per far brillare una società commette un grosso errore. Diamo loro il tempo di riprovare. Sono convinto che la prossima volta faranno di tutto per centrare il bersaglio grosso».

Ore 20.40 – (Gazzetta di Mantova) Dopo la giornata di riposo seguita alla sconfitta di Salò, oggi pomeriggio il Mantova riprenderà gli allenamenti in vista del match in programma domenica (ore 15) al Martelli contro il Pavia. Ma in casa biancorossa i fari sono puntati soprattutto sulle condizioni di Gaetano Caridi, uscito per infortunio nel corso della partita con la FeralpiSalò. La prima diagnosi, fatta dal medico sociale Enrico Ballardini, parla di «sospetta lesione al bicipite femorale della coscia destra». Oggi il capitano verrà sottoposto a risonanza magnetica per stabilire l’esatta entità dell’infortunio muscolare e, di conseguenza, i tempi di recupero. La speranza, ovviamente, è che Caridi possa tornare a disposizione almeno per le decisive sfide dei playout, nelle quali il Mantova si giocherà la permanenza in Lega Pro. Per quanto riguarda il resto della rosa, mister Prina potrà tornare a contare su Di Santantonio, che ha scontato il turno di squalifica. Dopo la seduta odierna, la preparazione dei biancorossi continuerà con un doppio allenamento domani (ore 9.30 e 14.30); giovedì, poi, la squadra lavorerà nel pomeriggio, mentre venerdì e sabato ci saranno sedute mattutine.

Ore 20.20 – (Gazzetta di Mantova) Se nel girone di andata il Mantova aveva annaspato, totalizzando 16 punti in 17 gare (3 vittorie, 7 pareggi e altrettante sconfitte), con 14 reti all’attivo e 23 al passivo, nel girone di ritorno i biancorossi sono letteralmente crollati. I numeri (vedi tabella) delle prime 12 gare della seconda parte della stagione sono raccapriccianti e dimostrano – se mai ce ne fosse bisogno – che il mercato di gennaio ha indebolito la squadra. Ciò che balza di più all’occhio, oltre ai miseri 7 punti all’attivo, è il dato riguardante i gol segnati. Sono appena sette (fra i quali un’autorete), ma soprattutto è interessante notare che sono stati tutti segnati – a parte appunto l’autogol di Malgrati del Renate – in quattro partite consecutive. E cosa accomuna questi quattro match? Il fatto che sono gli unici (a parte la trasferta di Gorgonzola contro la Giana Erminio) nei quali il Mantova ha giocato con il modulo tattico 4-4-2 e con la coppia d’attacco formata da Falou e Marchi. Quest’ultimo, a segno in tre partite consecutive, beneficiava evidentemente degli spazi creati dal centravanti senegalese. E ovviamente il coefficiente di pericolosità della squadra veniva aumentato dala qualità assicurata sulle fasce da Gonzi e Caridi. Non sarà la panacea di tutti i mali, ma una riflessione seria su questi dati a nostro avviso converrebbe farla. Magari anche solo per “affinare” il 5-3-2 attuale, utilizzando elementi un pizzico più offensivi. Sul giovane Falou mister Prina è stato chiaro («non ha ancora capito cosa significa giocare nel Mantova») e il criptico riferimento è a una monellata del 19enne senegalese, che la settimana scorsa s’è ritagliato un giorno di riposo in più sbandierando un permesso societario che in realtà non aveva. Giusto dunque strigliarlo e tenerlo fuori. Ma in prospettiva uno dei pochi elementi della squadra che ha dimostrato di avere colpi interessanti dovrebbe tornare utile. Detto ciò, la realtà del presente è che il Mantova non segna da ben 395 minuti, cioè da quattro partite e mezza. L’ultima volta che i biancorossi hanno gonfiato la rete avversaria risale al 6 marzo, dunque a un mese fa. Lo fece Marchi, al 10’ della ripresa della sfida interna con il Padova. Da lì in poi, il nulla. Altra curiosità che vale la pena sottolineare è che ben 8 dei 20 gol (più un’autorete) del Mantova sono stati segnati da calciatori che non ci sono più. Cinque da Ruopolo, che è fuori causa per infortunio e che resta il cannoniere della squadra, 2 da Momentè e uno da Anastasi. Dulcis in fundo, l’Acm può vantare un altro record poco invidiabile: è l’unica squadra in Italia, insieme al Palermo e al Rimini, a non aver avuto neppure un rigore a favore. Ci sarà un perché.

Ore 20.00 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) All’andata, a fine novembre, vinsero 2-1 in casa. A 5 giorni dalla gara di ritorno di sabato (17.30) al Bottecchia, da Salò arrivano dichiarazioni di forza. «Sarà una finale – non usa mezzi termini il presidente della Feralpi, Giuseppe Pasini – e quindi servirà un’impresa, se vogliamo avere qualche speranza in più per centrare i playoff. A Pordenone dobbiamo andare a vincere». Il massimo esponente dei bresciani mette le mani avanti, «perché avremo fuori praticamente tutta la difesa», ma non distoglie l’attenzione dall’unico obiettivo utile per una inseguitrice. Una compagine, la sua, non nuova ai verdetti eclatanti. «Dobbiamo fare risultato, come già a Bassano, Alessandria e Cittadella – evidenzia Pasini -, sapendo che serve un’impresa. È fondamentale tornare con i tre punti da Pordenone». Loris Tortori, l’attaccante che con il suo gol su rigore ha consentito la vittoria sul Mantova, dopo i 7 punti raccolti nelle ultime 3 partite ribadisce che «con le squadre di alta classifica noi facciamo sempre prestazioni significative». Anche al Bottecchia? «Sappiamo dell’importanza della gara – afferma ancora il puntero -. Vincendo possiamo andare a un solo punto da loro, per cui è vitale la sfida di sabato». Dichiarazioni a tutta forza? No, c’è pure che tende a «normalizzare» la prossima partita. Con la sua squadra rimasta in 10 per la seconda volta consecutiva, è Aimo Diana a recitare il controcanto. «Quella di Pordenone non sarà una finale. Le finali sono quelle di Champions League – sostiene l’allenatore della Feralpi, a lungo giocatore di serie A -. La prossima trasferta sarà un match come tutti gli altri e così lo prepareremo». Mancheranno i due centrali Leonarduzzi e Ranellucci, oltre al terzino Tantardini. In dubbio pure il regista Pinardi. «Così vedremo – taglia corto Diana – il vero valore della rosa». Fra chi è obbligato a vincere e chi può gestire due risultati su tre, una cosa sarà certamente imperdibile: il ritorno di Federico Maracchi allo stadio Bottecchia.

Ore 19.40 – (Gazzettino, edizione di Pordenone) Non tutto il male viene per nuocere. L’«espressione blasfema» (così definita nel comunicato del giudice sportivo che ufficializzava la squalifica) pronunciata da Bruno Tedino ad Alessandria ha concesso la passerella ai suoi due principali collaboratori. Con l’headcoach a soffrire nel gabbiotto dello speaker, sono stati Carlo Marchetto e Andrea Toffolo a dirigere i ramarri nell’importantissima vittoria (1-0) sulla Reggiana. LAVORO DI GRUPPO – Tedino ha dato “in diretta” i giusti meriti al suo staff, raccontando che la stagione straordinaria del Pordenone nasce da scelte e decisioni prese in comune. L’UOMO NUOVO – Carlo Marchetto aveva già lavorato in precedenza con Tedino. L’uomo nuovo della triade è Andrea Toffolo, un passato da calciatore in C2 e D, ma che come tecnico aveva operato (sempre benissimo) solo in società dilettantistiche regionali: Gemonese, Valvasone Asm, Lumignacco, Torviscosa, Maranese e Tricesimo. La persona giusta, quindi, per spiegare il miracolo neroverde. Andrea lo ha fatto domenica sera al Roxy Bar SportNordest di Tpn. «Un mondo – racconta – totalmente nuovo, al quale mi sono accostato con umiltà e voglia d’imparare. Pensavo che il mio ruolo fosse limitato. Invece via via, grazie al mister e a Carlo, ho potuto ampliare la mia area di competenza. È nato così un rapporto eccezionale, non solo fra noi, ma con tutto lo staff. C’è una grande organizzazione – continua Toffolo -. Nulla viene lasciato al caso, ognuno ha i suoi compiti e le sue soddisfazioni. Gli avversari vengono studiati con cura e insieme discussi i modi per affrontarli. Ovvio che poi – sottolinea – l’ultima parola spetti al mister e in seconda battuta a Carlo». LABORATORIO – Con la Reggiana la triade si è sciolta. Tedino in tribuna, Marchetto e Toffolo in panca. È andata più che bene. «Sì – sorride Andrea -, ma il lavoro importante era stato fatto in settimana. Noi abbiamo solo applicato quanto preparato. Siamo entrati in campo con il giusto rispetto per un’avversaria forte, che si giocava l’ultima chance. Sapevamo che sarebbe partita forte. Nella prima mezzora abbiamo sofferto spendendo tanto per pressare e raddoppiare sugli uomini più pericolosi, lasciando che la palla arrivasse ad altri. È stata dura per noi, ma anche per loro, che infatti nella ripresa sono calati. È stato il momento in cui abbiamo inserito forze fresche per cercare la profondità. Era stata studiata così – strizza l’occhio Andrea – ed è andata come volevamo».

Ore 19.20 – (Messaggero Veneto) La forza originaria del Pordenone erano i grandi primi tempi: è in quell’arco di tempo che la squadra aveva costruito le sue fortune. Da tre partite, invece, i neroverdi hanno invertito la tendenza, riuscendo a cogliere i punti nella ripresa. È successo con Lumezzane, Padova e Reggiana, match in cui il team di Tedino ha raccolto gli ultimi 7 punti. Con i bresciani i ramarri sono andati subito sotto (al 6’): nella seconda frazione, al 24’, il rigore procurato da Strizzolo e poi trasformato da Pederzoli, valso l’1-1 finale. Con il Padova, dopo la rete dello stesso Pederzoli in apertura di match, il gol decisivo è stato messo a segno sempre al 24’ della ripresa (ad opera di Buratto). Sabato scorso con la Reggiana è arrivata la rete dell’1-0 al 31’, realizzata da Pasa. Come si può spiegare il “fenomeno”? Le gare esaminate sono diverse tra di loro, ma si può dire che la squadra, col tempo, è stata capace di gestire con più equilibrio i 90’ della gara, compiendo così un altro passo lungo la strada della maturità. Intanto domani, al posto dell’abituale seduta di allenamento, il Pordenone ha deciso di disputare un’amichevole: la sosterrà al De Marchi alle 16 al cospetto del San Gaetano, team di Promozione veneta. Confermata per oggi la doppia seduta (10.30-15). Scattata infine la prevendita per i biglietti del match con la Feralpi: i punti vendita e i prezzi sono i soliti.

Ore 19.00 – (Messaggero Veneto) Sabato 9 aprile, ore 17.30, match con la FeralpiSalò: è il momento in cui il Pordenone si giocherà buonissima parte dell’accesso ai play-off. É ciò che ha detto l’ultima parte della sest’ultima giornata di Lega Pro, giocata ieri sera. L’Alessandria, superando il Pavia (per 2-0) ha praticamente estromesso i lombardi dalla corsa play-off, zona distante ora 7 punti. Salvo clamorose sorprese, dunque, saranno Bassano – tornato al secondo posto, dopo aver battuto la capolista Cittadella – Pordenone (ora terzo), Alessandria (quarta) e FeralpiSalò (quinta, a tre punti dai grigi) a giocarsi la post-season. Così si capisce quanto sia fondamentale l’incontro coi gardesani: in caso di vittoria si elimina l’unica concorrente rimasta e si blinda la proprio posizione. La classifica, infatti, ora dice questo: Bassano 55, Pordenone 53, Alessandria 52 e FeralpiSalò 49. La lotta è circoscritta a questo poker di team: è molto difficile ipotizzare una rimonta. Il Pavia è rimasto a 45 assieme al Padova, la Reggiana si è fermata a 44: dovrebbe verificarsi un miracolo affinché il quadro si capovolga. L’ultimo turno ha definitivamente spaccato in due il gruppo: le prime quattro hanno vinto le rispettive partite, le altre tre le hanno perse. É giusto così, alla fine, il campionato sostiene questa gerarchia ormai da mesi. Non si pensava di arrivare già ora a questa situazione. Un quadro arrivato con la vittoria meritata dell’Alessandria e con il successo a sorpresa del Bassano: si pensava che il Cittadella, capolista, volesse chiudere la pratica promozione, andando poi il prossimo weekend a Reggio Emilia per cogliere il punto che mancava. Invece no, dovrà aspettare la gara del Giglio o, altrimenti, quella di lunedì 18 in casa col Pordenone: ieri sera, dopo un rigore negato ai granata al pronti-via (parso netto), il Bassano è uscito alla distanza e a 15’ dal termine ha trovato prima lo 0-1 e poi il raddoppio, scalzando nuovamente il Pordenone dal secondo posto. I “ramarri”, ormai, guardano al prossimo turno. Vincere con la Feralpi significherebbe spedire i rivali a 7 punti: un gap incolmabile, quando mancheranno quattro giornate al termine. Alla sfida di sabato la squadra di Tedino ci arriva favorita, per la miglior posizione in classifica, il fattore campo (al Bottecchia non passa nessuno dal 20 dicembre), per avere due risultati a disposizione e perché ai bresciani mancano ben 3 dei quattro difensori titolari: Tantardini (terzino sinistro) e la coppia centrale Ranellucci-Tantardini sarà squalificata per un turno. In 90’ si può di fatto mettere la ciliegina sulla torta a una stagione già fantastica. Se tutto andrà bene poi mancherà solo il conforto della matematica.

Ore 18.30 – (La Provincia Pavese) «La squadra è stata equilibrata, nel primo tempo il palleggio è stato più farraginoso, secondo tempo molto meglio. Forse abbiamo accusato qualche infortunio di troppo sotto il profilo dello sforzo – dichiara Angelo Gregucci, mister dell’Alessandria – Per Marconi soprattutto penso si sia trattato di un infortunio serio. Spero che Fischnaller e Sperotto, uscito con i crampi, invece siano problemi risolvibili». Gregucci poi spiega come l’Alessandria abbia ottenuto meno di quanto creato. «Abbiamo risolto la partita sui calci piazzati, nonostante si sia creato ma non siamo stati cinici su azioni di gioco – continua il tecnico dei grigi –. Ma da domani dobbiamo pensare subito al prossimo impegno e visto che mancano solo cinque partite vanno giocate tutte con la stessa mentalità per arrivare fino in fondo. Il Pavia ? Matematicamente non è fuori dalla corsa play off, ma questa sera ha trovato di fronte un avversario che ha giocato meglio».

Ore 18.10 – (La Provincia Pavese) «Oggi per il Pavia è un giorno molto importante. Per questo non potevo mancare. Questo match è fondamentale per questa stagione. Essere qui è un modo per far capire alla squadra e ai tifosi quanto io ci tenga a questa squadra e al sogno di vederla in serie B». Mister Zhu prende la parola nella sala stampa del Pavia pochi minuti prima che le squadre scendano in campo. Una decisione inusuale, non fosse altro che per motivi scaramantici. Ma il presidente della squadra azzurra vuole comunicare la convinzione per l’investimento fatto poco meno di due anni fa e la sua fiducia nella squadra. Mister Zhu ha visto la partita con il presidente dell’Alessandria, Luca Di Masi: «Ho voluto invitarlo, un gesto di cortesia tipico della nostra cultura. Per questo ho voluto portargli anche alcune specialità del mio paese. Quali? Principalmente tè verde rilassante». Zhu descrive il Pavia come un sogno. Un sogno che vuole grande. Per questo non lesina esercizi di fantasia: «Costruire un nuovo stadio è funzionale al mio progetto. Uno stadio che ospiti le partite della serie B, ma anche di Serie A e Champions League». Il presidente aveva già promesso l’Europa ai tifosi pavesi. Ma l’interprete Luna non ha esitazioni. Il presidente vuole proprio comunicare la sua grande ambizione. «Purtroppo la burocrazia italiana non è facile – dice Zhu – ma io devo adeguarmi. La Cina è diversa, Lì è tutto più veloce. Comunque stiamo lavorando». Zhu precisa di non aver affidato ancora un incarico formale. «Stiamo valutando diverse possibilità, per questo ne abbiamo parlato con il sindaco Depaoli». Se lo stadio è un obiettivo a lungo termine, per Zhu è imminente l’apertura di Casa Pavia: «Il 13 maggio l’apriremo in piazza Vittoria. E’ un luogo che unisce la passione per il calcio e le eccellenze del territorio. Spero che tanti pavesi vengano a scoprire questo posto, sarà sicuramente una bella sorpresa». Ma il messaggio forse più forte del presidente Zhu è sulla società: «Voglio assicurare che non ho pensato nemmeno un secondo a cedere quote. Magari qualcuno vorrebbe, ma non è così. Il capitolo è chiuso». Nei prossimi giorni, annuncia il presidente, a Shangai organizzerà una partita di vecchie glorie del calcio italiano, con Vieri, Ambrosini Maldini, Zanetti e altri.

Ore 17.50 – (La Provincia Pavese) «Ho detto alla squadra che quando andiamo sotto perdiamo di lucidità di sicurezza. E’ normale perdere un minimo di concentrazione, ma non così come è accaduto». Stefano Rossini non nasconde come l’aspetto mentale abbia fatto la differenza nella ripresa pur non negando le qualità dell’Alessandria. «Un avversario che gioca la palla e ha qualità – dichiara il tecnico del Pavia – Noi mentalmente abbiamo problemi mentali che non sono nuovi. Quando andiamo in vantaggio va tutto bene. Se prendiamo un gol non ci siamo più». Rossini salva il primo tempo. «Siamo partiti il primo quarto d’ora un po’ troppo bassi. Quando si è riusciti ad alzare baricentro, tolto molte linee di passaggio all’Alessandria e fatto anche una discreta gara. Creato qualche occasione, ma soprattutto limitato molto loro – analizza così la prima parte di gara mister Rossini – Purtroppo dopo 4’ nella ripresa si è subito preso il loro gol su palla inattiva e ci ha tagliato le gambe. La gara dura 90’ e va, invece, giocata fino in fondo. Poi è arrivato il raddoppio ed è finita peggio». Sui gol mister Rossini spiega gli errori commessi. «Noi ci difendiamo a zona, il vantaggio è che riesci a coprire meglio il campo, lo svantaggio è che parti da fermo – dichiara il tecnico degli azzurri –. Per quanto riguarda i gol subiti si sono commessi due errori collettivi su cui bisognerà lavorare». Sull’aspetto psicologico deve ripartire il Pavia. «Si deve lavorare molto sull’aspetto mentale – dichiara il tecnico degli azzurri – Adesso ? Io vado avanti partita. Vanno affrontate una gara alla volta e nel calcio il bello del calcio è anche avere spirito di rivalsa. Da domani dovremo rialzarci e voltare pagina e andare avanti». La conclusione è sulla spiegazione dei cambi. «Non ho sostituito Ferretti per demerito ma scelta tecnica, visto che dovevo togliere uno tra lui e Cesarini. Non volevo togliere l’equilibrio che finora avevamo tenuto – spiega Rossini – Avendo messo anche De Silvestro, poi il cambio di Grillo è stato forzato perché aveva i crampi e quindi non avevo scelta».

Ore 17.30 – (La Provincia Pavese) A cinque giornate dalla fine, il campionato del Pavia è già finito, o quasi. Il big match che poteva riaprire in maniera prepotente il discorso play off (in caso di vittoria distanti solo un punto, invece diventano 7) è stato invece il funerale delle speranze azzurre. Ad ammazzare i sogni, due colpi di testa in fotocopia dell’Alessandria (su corner, con i due difensori centrali) all’inizio e alla fine della ripresa. Ma c’è da dire che la sconfitta di ieri sera contro i grigi non è come quella dello scorso anno, arrivata in maniera immeritata per una sfortunata autorete di Andrea Cristini. Stavolta l’Alessandria ha mostrato più spessore di un Pavia che aveva illuso nella seconda parte del primo tempo, ma si è sfaldato dopo lo 0-1. La parte iniziale del match è tutta dell’Alessandria, e soprattutto a destra il Pavia soffre per la buona vena di Nicco, che combina pericolosamente in più occasioni sull’out con Fischnaller. Ne nascono insidie, abbozzi di pericoli che però non si trasformano in vere e proprie occasioni da gol. Ghiringhelli è costretto a un impegnativo lavoro di contenimento e trova poca collaborazione, così tra il 10′ e il 12′ Fischnaller mette qualche brivido, prima sul disturbo del compagno di squadra Marras spara alto da buona posizione, poi ruota bene su se stesso ma il sinistro è troppo ampio. Ancora l’attaccante ex Sudtirol, colpo di mercato dell’Alessandria, si libera stavolta sul fronte destro ma la conclusione è facile per un Facchin attento. Il Pavia subisce e tampona, pur non andando mai davvero in affanno e la parabola maligna di Cesarini alla mezzora esatta, che si abbassa quaai ingannando Vannucchi, sembra segnare il break. Da questo momento gli azzurri riescono ad alzare il baricentro e a proporsi in maniera pericolosa. Subito, al 31′, arriva la più grande occasione, con il cross lungo da destra di Manconi che sembra palla persa e invece sul secondo palo c’è Ferretti che colpisce, con Vannucchi che si salva con l’aiuto del palo e poi perde palla ma arriva il fischio dell’arbitro con Grillo in agguato. In chiusura di un tempo non spettacolare ma giocato a ritmi elevati, sempre Ferretti gira di testa non lontano dal palo un cross dalla sinistra di Grillo dopo un arrembaggio di Cesarini dalla parte opposta. Ma dopo l’intervallo i segnali positivi svaniscono ben presto. Tre minuti e la girata di Marconi sul cross di Sperotto soffia sulla traversa. L’Alessandria resta in attacco, guadagna l’ennesimo angolo sul quale al 4’ Morero stacca senza disturbo e piazza nell’angolo più lontano. Il Pavia, senza costrutori di gioco in mezzo al campo, è troppo passivo e invece di reagire continua a subire la maggiore qualità di gioco dell’Alessandria, con uno scatenato Marras sulla destra e dalla parte opposta Iocolano che al 12’ fa il vuoto e viene fermato solo dai pugni di Facchin. Che poi, con un Pavia che pare arrendersi prima del tempo, al 36’ ci mette un’altra pezza assieme a Biasi su Bocalon arrivato a un passo dal gol. Gol che però non può evitare due minuti dopo: lo 0-2 è ottenuto dai grigi in maniera identica al primo gol, con l’unica variante che la testa è quella di Sosa. Al Fortunati si comincia già a sfollare e la palombella al 44’ di Cesarini che muore poco oltre la traversa è quasi il simbolo della resa. E addio play off.

Ore 17.00 – Qui Guizza: termina l’allenamento.

Ore 16.40 – Qui Guizza: partitella finale a campo ridotto.

Ore 16.20 – Qui Guizza: i titolari di Cuneo rientrano negli spogliatoi.

Ore 16.00 – Qui Guizza: lavoro differenziato per titolari e riserve. A parte Anastasio e Dionisi, regolarmente in gruppo Diniz e Corti.

Ore 15.40 – Qui Guizza: lavoro atletico sul campo sintetico.

Ore 15.20 – Qui Guizza: Biancoscudati in campo per il primo allenamento settimanale.

Ore 15.00 – (Gazzettino, edizione di Venezia) Ventitreesima vittoria in 33 giornate e il Venezia, con la cinquina rifilata al Fontanafredda, è ancora più vicino alla Lega Pro. Com’era prevedibile la ripresa del campionato non ha portato scossoni in vetta al girone C, dove gli arancioneroverdi fanno sempre corsa a sè dopo il 5-1 in rimonta sui friulani (penultimi e quasi in Eccellenza). Superando il Montebelluna il Campodarsego ha tenuto il passo restando sempre a meno 5 mentre a stupire (per una volta in negativo) è stato l’Este che, cadendo di misura a Dro, è scivolato a meno 10 proprio alla vigilia della visita del Venezia domenica prossima (ore 15) nella quint’ultima sfida del torneo. «Per esperienza temevo molto il ritorno in campo dopo aver giocato solo col Mestre durante la sosta durata quasi un mese – confida il ds lagunare Giorgio Perinetti – Una pausa potenzialmente devastante perché eravamo al top della condizione, per giunta ci mancavano i capitani Soligo e Serafini che per esperienza, spessore e capacità di dettare i tempi sono fondamentali». In effetti il Venezia ha avuto bisogno della sveglia. «Il vantaggio del Fontanafredda è stato uno schiaffo che ci ha fatto bene, ma dopo un inizio insicuro si è visto che le nostre gambe giravano a dovere e le nostre individualità si sono esaltante su un campo perfetto». Nelle scorse settimane Perinetti aveva alzato le antenne dopo la risalita a meno 7 di un Este ora più lontano dalla possibilità di agganciare il Campodarsego. «Una piccola flessione, forse domenica i padovani avranno un po’ meno “fame”, me lo auguro ma non aspettiamoci regali. Anche noi avremo voglia di rivalsa, il ko dell’andata (dall’1-0 all’1-2 nei minuti di recupero e successivo esonero di Paolo Favaretto, ndr) fu una gara sfortunata, a suo modo spartiacque della nostra annata. Abbiamo chance di fare bottino pieno e vogliamo altri tre punti». Ad Este ci sarà anche il presidente Joe Tacopina e mister Favarin (che sconterà la seconda giornata di squalifica) ritroverà Soligo e Serafini, mentre in difesa mancherà Modolo per squalifica con Beccaro e Busatto in corsa per far coppia con Cernuto.

Ore 14.40 – (Corriere del Veneto, edizione di Venezia) Il Venezia vede avvicinarsi il traguardo. La vittoria di domenica sul Fontanafredda conserva i 5 punti di distacco sul Campodarsego (2-0 sul Montebelluna), mentre si allontana l’Este, sconfitto a Dro e ora a -10 dalla vetta. Proprio l’Este sarà il prossimo avversario degli arancioneroverdi, in quello che è considerato l’ultimo vero ostacolo delle cinque giornate rimanenti. All’andata fu proprio l’Este a far cadere per la prima volta in stagione gli arancioneroverdi e quella sconfitta costò l’esonero di mister Paolo Favaretto. Il successivo testa a testa con il Campodarsego si è risolto finalmente in favore del Venezia grazie allo scontro diretto del 28 febbraio, poi il vantaggio sulla diretta inseguitrice è salito fino agli attuali 5 punti. Un margine di sicurezza non ancora definitivo, ma certamente favorevole. Anche perché nel frattempo la rincorsa del temibile Este si è arrestata in Trentino. Tutto sembra volgere al meglio, ma il 5-1 di domenica al Penzo non deve ingannare, perché il Fontanafredda in avvio si era portato in vantaggio, gelando gli arancioneroverdi e i tifosi sugli spalti. Un approccio sicuramente non all’altezza: «All’inizio siamo andati sotto per colpa nostra. Non so spiegare perché, ma siamo partiti un po’ così», ricorda Denis Maccan uno dei marcatori del match. «Prendere gol a freddo ci ha fatto bene, perché poi abbiamo ripreso subito la partita e rimesso a posto le cose, ma non deve capitare più. Mancano poche partite alla fine e approcciare le partite così può diventare pericoloso», aggiunge l’attaccante giunto al suo settimo gol personale. Sono invece 8 quelli di Innocenti, grazie alla doppietta di domenica, 10 quelli di Carbonaro, mentre per Marcolini il gol dell’1-1 vale anchela sua prima rete di questa stagione in arancioneroverde. Domenica prossima a Este mancherà ancora mister Giancarlo Favarin, che dovrà scontare la seconda e ultima giornata di squalifica. E arriverà lo stop per Modolo. Sconfitte invece per il Mestre (4-2 a Monfalcone) e per la Calvi Noale (1-0 a Motta di Livenza). Mentre la Clodiense, nel girone D, si è imposta per 3-0 sul Ravenna e spera ancora nei play out.

Ore 14.20 – (La Nuova Venezia) Marco Modolo out per la trasferta di Este: domani il difensore del Venezia sarà squalificato dal giudice sportivo avendo rimediato contro il Fontanafredda il decimo cartellino giallo stagionale. Per lui è il secondo stop per squalifica dopo quello con l’Union Ripa La Fenadora alla fine del girone di andata. Il suo posto, al fianco di Cernuto, dovrebbe essere preso da Daniel Beccaro con il ritorno in panchina di Busatto. TACOPINA. Il presidente Joe Tacopina ha programmato il ritorno a Mestre per domenica mattina, in tempo per andare a Este, qualora si liberasse un posto in aereo potrebbe anticipare l’arrivo di un giorno. JUNIORES. Le reti di Andrea Dordit e di Dimitri Piccolo con una magistrale punizione hanno consentito alla formazione Juniores di Andrea Turato di espugnare (2-0) il campo di Rovigo contro il Delta. LAVORI. Sabato pomeriggio sono iniziati al Taliercio alcuni lavori di manutenzione straordinaria ai campi in erba per consentire a Favarin e ai suoi giocatori di avere strutture migliori in questa face cruciale della stagione.

Ore 14.10 – (La Nuova Venezia) Insieme nel viaggio verso il “Penzo”, insieme in tribuna, uno accanto all’altro, a soffrire prima, a esultare dopo. Una domenica anomala per i due “capitani”, i senatori Evans Soligo e Matteo Serafini, squalificati per un turno dal giudice sportivo contro il Fontanafredda. «Per me è una stagione anomala» spiega il centravanti bresciano «quella dell’altro ieri è la quinta partita che vedo da fuori per squalifica, non mi era mai capitato in carriera. Si soffre molto di più in tribuna perché non puoi far niente per aiutare la squadra». Primo stop della stagione invece per Evans Soligo. «Erano mesi che mi trovavo in diffida, adesso posso affrontare con maggior serenità la parte finale della stagione. Al di là della posizione in classifica, sapevamo che il Fontanafredda era una squadra viva, andando verso Sant’Elena ci siamo detti con Serafini che sarebbe stato importante sbloccare presto la partita». Invece il Venezia si è trovato sotto di un gol. «Non ho mai avuto timori» riprende Serafini, «anche se il gol di Alcantara è arrivato dopo la traversa di Fabiano e un paio di occasioni non concretizzate, però il Venezia aveva l’atteggiamento giusto, ed è stato fondamentale aver rovesciato il risultato prima dell’intervallo». Pochi brividi anche per Soligo. «Il gol del Fontanafredda è stato occasionale, non abbiamo mai sofferto i nostri avversari. Forse è stato anche salutare quel gol, una specie di schiaffone che ci ha imposto di aumentare il ritmo riuscendo subito a pareggiare con Marcolini e poi a passare in vantaggio con Maccan. Un bel risultato rotondo, ci siamo lasciati alle spalle un’altra partita». Cinque reti, quasi tutti di ottima fattura. «Bellissimi, tutti» sentenzia Matteo Serafini, uno che di gol se ne intende, «ci siamo divertiti». E adesso sotto con l’Este. «La sconfitta di Dro li ha messi fuori gioco definitivamente, però vorranno dimostrare il loro valore. L’Este può giocare tranquillo, i playoff li ha già centrati». «Ci aspettano due gare insidiose» conclude Evans Soligo, «anche il Belluno è un’ottima squadra. Il terreno del Penzo è adesso in ottime condizioni, mi auguro di trovare campi simili nelle ultime partite perché questo agevola il nostro gioco. Puntiamo a far risultato pieno anche con Este e Belluno, ma mi accontenterei di avere ancora cinque punti di vantaggio sul Campodarsego dopo la partita con i bellunesi. Siamo vicini alla Lega Pro e vogliamo arrivarci il prima possibile».

Ore 13.40 – (Giornale di Vicenza) Ci voleva il Bassano per stracciare la striscia positiva da record del Cittadella: 11 vittorie senza sosta per la capolista prima di incontrare i giallorossi che se la sono incartata come un cioccolatino. Zero a due e niente recriminazioni per i più forti del mazzo, abbattuti sul campo e nei numeri poichè con 6 nitide palle gol a una non ci si può aggrappare a nulla.Ma vediamo di raccontare per sommi capi: per un quarto d’ora è una lunga fase di studio interrotta da un traversone velenoso di Falzerano che Alfonso per non ogni evenienza smanaccia sopra l’asta. Quindi c’è un contatto sospetto tra Bizzotto e Litteri in area e sulla ripartenza (20′) Misuraca schizza in controtempo, serve Piscitella sulla corsa e costui scarica un destro sul primo palo su cui Alfonso è tonico e ginnico a sventare coi guantoni provvidenziali la prima reale chance giallorossa. Cinque giri di lancetta ancora e di nuovo Misu va a prendersi una punizione dai venti metri che Momentè batte ad accarezzare il montante. Brivido bis per il Citta. Poi fino alla pausa accade poco o nulla, nel senso che la capolista fa del gran possesso ma a Rossi arrivano al massimo delle telefonate perdippiù urbane, mentre Bassano tiene il campo con assoluta disinvoltura e anzi se la prima della classe tende ad agitarsi troppo, ecco che scatta puntuale e tempestiva la tattica del fuorigioco con cui la difesa di Sottili anestetizza almeno tre volte gli avanti rivali inizialmente messi a nanna con questo escamotage, specie quel saltapicchio di Jallow, più pimpante e fremente di altri. Quando si riattacca, nel lato B, Bassano perde subito Piscitella per un fastidio muscolare, va dentro Laurenti e, dopo un break di Proietti (rubata imperiosa sulla trequarti e confettino in bocca ad Alfonso), proprio il laterale estense capitalizza un’assistenza di Falzerano con velo di Misuraca per girare poderosamente a rete dal limite dell’area esaltando la reattività del solito Alfonso che addomestica in due tempi (19′).Cittadella tiene il pallino, ma è il Soccer Team che peròsa cosa farsene del pallone e, annotato l’ingresso di Pietribiasi, con 3 minuti roventi e bollenti marchia a fuoco la contesa: al 29′ una sventola di Falzerano lambisce la traversa, alla mezz’ora la zampata di Misuraca nel cuore dell’area si stampa in pieno sul palo a portiere battuto, poi, sull’assalto seguente si scatena un mischione furibondo sotto la porta padovana: siluro di Semenzato su cui Pietribiasi e lo stesso Alfonso stoppano in qualche modo, a rimbalzo si avventa ancora Misuraca che stavolta scaraventa senza remissione nel sacco lo 0-1. Dopodichè, al 37′ spaccato, il Condor schizza via in controtempo, innesca mirabilmente Falzerano solissimo, il quale davanti al guardiano granata, lo fredda inesorabilmente col cuoio dello 0-2. Il Citta è groggy, la prima paratuccia di Rossi la si appunta al 93′ su un innocuo cross di Jallow che Gianmaria corregge per sicurezza in angolo. Controsorpasso sul Pordenone per il secondo posto e insomma va molto meglio di ieri.

Ore 13.20 – (Giornale di Vicenza) Il sorrisone d’ordinanza sfoggiato a ragione. Stefano Sottili potrebbe gonfiare il petto orgogliosamente dopo una serata del genere e invece pur palesando una soddisfazione smisurata, sceglie di stare tra le righe, niente trionfalismi, perchè nel pallone e non solo nella vita gli esami non finiscono mai. Ecco perchè preferisce tenere le mani sul manubrio e continuare a pedalare.Ammetterà che la prova del Bassano è stata superba…Ma quando noi siamo quelli che avete visto, cioè concentrati, applicati, attenti anche al dettaglio, poi vengono fuori prestazioni come queste. Dove la squadra è stata squadra dal primo all’ultimo e dall’inizio alla fine. Diventiamo scorbutici per chiunque e allora è così il Bassano che piace a me.Il risultato non fa una grinza: mezza dozzina di palle gol contro una…Direi che si è rischiato qualcosa solamente all’inizio ed è stato bravo in una circostanza Falzerano ad andare in chiusura su Jallow. Altrimenti salvo qualche pericolo generico non ricordo reali opportunità per loro. Ne conto invece diverse per noi, qualcuna nel primo tempo e altre tre o quattro nella ripresa, abbastanza comunque per legittimare lo 0-2.Quanto può galvanizzare il gruppo una vittoria del genere?(Qui Sottili rispolvera il miglior Ulivieri). Io dico che i ragazzi dovranno godersi il successo in casa della più forte del campionato fino a questa mattina (stamane per chi legge, ndr) poi bisognerà avere testa e gambe per pensare già alla prossima, domenica al Mercante con la Pro Piacenza. Hanno vinto 4-0 a Bergamo con l’Albinoleffe, sono in gran condizione e ci faranno sudare, lo so già. Ma so anche che il mio spogliatoio è composto da uomini molto maturi che sanno come non si possa allentare la tensione un solo attimo.Ora la guarda la classifica oppure no?So che siamo tornati secondi e chemi piacerebbe da morire che i miei lavorassero con questa lena e quest’intensità sino alla fine per conservare questo piazzamento. Per ora bado solo a quello. Perciò pensiamo al Piacenza da subito.Piscitella ha riportato un risentimento muscolare più o meno nello stesso punto della coscia in cui si era infortunato a fine gennaio con l’Albinoleffe. Preoccupato?Speriamo che sia un malanno di origine tendinea altrimenti i tempi di guarigione potrebbero allungarsi e Giammario stava facendo molto bene.

Ore 13.00 – (Gazzettino) Un Bassano solido e organizzato pone fine all’esaltante cavalcata del Cittadella (undici vittorie di fila nel girone di ritorno), scavalca il Pordenone al secondo posto e riduce a 10 punti il distacco dalla vetta quando mancano cinque giornate alla fine della regular season. Il primo ko del 2016 costringe i granata a rimandare i sogni di gloria: il vantaggio è ancora rassicurante, ma è bene non scherzare con il fuoco. È buono l’approccio della truppa di Venturato, che attacca subito a pieno organico sfruttando le sovrapposizioni sulle corsie esterne e la vivacità di Zaccagni. Più guardingo il Bassano che si preoccupa principalmente di coprire bene gli spazi nella fase di non possesso. La partita si accende al 20′ quando i granata reclamano il rigore per un contatto in area tra Litteri e Bizzotto. Dalla tribuna (e anche dalle riprese televisive) il fallo sembra netto, ma l’arbitro non è dello stesso avviso. E nella ripartenza gli ospiti vanno a un passo dal vantaggio con una micidiale accelerazione di Piscitella, scattato sul filo del fuorigioco: il suo destro è angolato, bravo Alfonso a distendersi in tuffo e a deviare in angolo. Il Bassano prende coraggio e poco dopo si rende di nuovo pericoloso con una velenosa punizione di Momentè che sfiora il palo. L’ultimo quarto d’ora si sviluppa sui binari dell’equilibrio. Entrambe le squadre arrivano con buone geometrie fino all’area avversaria, ma a mancare è sempre l’ultimo passaggio. Il Cittadella comincia la ripresa in maniera arrembante. Una combinazione in velocità tra Jallow e Benedetti mette i brividi alla retroguardia ospite. È la squadra di casa a fare la partita, ma la manovra è poco fluida e non trova sbocchi. A mancare è soprattutto il movimento tra le linee di Chiaretti, spesso raddoppiato dagli avversari e incapace di sfruttare gli spazi aperti centralmente dalle due punte. Più pericoloso il Bassano quando ha campo per riproporsi in avanti. Provvidenziale un recupero di Salvi, poi è bravo Alfonso a neutralizzare un tiro in corsa del nuovo entrato Laurenti. La formazione giallorossa sale un po’ alla volta in cattedra e con la sua azione avvolgente inchioda i granata nella propria metà campo. Di nuovo Alfonso, con l’aiuto del palo, è decisivo nel disinnescare un tocco ravvicinato di Davì, poi Falzerano manca di poco il bersaglio, al terzo tentativo Misuraca firma l’1-0 approfittando di un rimpallo favorevole a centro area. Venturato inserisce Coralli (fuori Benedetti) e dà un volto tutto offensivo alla squadra. Ma non è serata. Un errore di Lora (subentrato a Zaccagni) spiana la strada a un micidiale contropiede del Bassano, con i difensori granata che erano appena saliti per un calcio d’angolo: perfetto l’assist di Pietribiasi per Falzerano che di giustezza realizza il raddoppio e di fatto chiude la partita. I quattromila del Tombolato restano basiti per la sconfitta, ma la serie B rimane a portata di mano.

Ore 12.40 – (Gazzettino) Il Cittadella interrompe la serie di undici successi consecutivi di fronte a un avversario che ha disputato la gara perfetta. Il tecnico Roberto Venturato fa autocritica: «Più che averla vinta il Bassano, questa partita l’abbiamo persa noi. Loro si sono difesi molto bene e hanno saputo sfruttare le ripartenze che noi abbiamo concesso facendoci male da soli». L’allenatore passa quindi ad analizzare gli errori commessi dalla sua squadra: «Non siamo stati capaci di verticalizzare, trovando difficoltà nella fase di costruzione del gioco e mancando di concretezza in fase offensiva. Sono errori che abbiamo commesso concedendo al Bassano l’opportunità di agire di rimessa avendo giocatori molto capaci di sfruttare al meglio queste caratteristiche». Un primo tempo piuttosto avaro di occasioni potrebbe essere stato diverso se l’arbitro avesse concesso il calcio di rigore su Litteri. Riprende il tecnico granata: «Il fallo è stato netto e qualora rilevato avrebbe potuto indirizzare la partita diversamente. Mi dispiace per questo errore grave da parte del direttore di gara, ma non voglio lamentarmi per questo episodio perché noi avremmo dovuto essere più bravi e abili nel chiudere gli spazi e nel ripartire. In ciò siamo mancati e su questo il Bassano ha costruito la vittoria». Sulla sostituzione di Zaccagni con Lora continua: «Volevo dare più equilibrio a centrocampo, è stata una scelta tecnica». Guardando avanti, Venturato spiega: «Il campionato non è finito, noi dobbiamo continuare con la voglia di conquistarlo sino in fondo. Abbiamo perso una partita, faremo un esame di coscienza per ritrovare la giusta cattiveria, consapevoli che quando concedi qualcosa ci sono avversari che hanno qualità e ti castigano. Fin dalla prossima sfida con la Reggiana dobbiamo giocarcela come abbiamo sempre fatto, cercando il pronto riscatto». Poi conclude: «Abiamo sbagliato due partite ma guardo a quanto di buono abbiamo comunque fatto, e sono convinto che abbiamo la possibilità di rifarci puntando a vincere sia il campionato che la Coppa Italia. Abbiamo una rosa di 24 giocatori e tutti possono essere titolari». Il presidente Andrea Gabrielli commenta: «Dobbiamo riconoscere il merito del Bassano ma noi non dobbiamo mollare. Loro sono riusciti nel proprio intento, ci può stare una partita storta, però abbiamo le possibilità di recuperare quanto prima i punti che ci servono per i nostri obiettivi. Fin dalla prossima trasferta di Reggio Emilia il Cittadella deve dimostrare che la sconfitta è un episodio isolato». Il direttore generale Stefano Marchetti sottolinea: «Il Bassano è stato bravo a sfruttare le nostre ingenuità. La squadra ha corso, ma loro si chiudevano bene e ripartivano esaltando le qualità individuali».

Ore 12.20 – (Mattino di Padova) Mamma mia, che sberla! Il Cittadella si ferma sul più bello e dopo la batosta subìta giovedì scorso a Foggia, nella finale di andata della Coppa Italia di Lega Pro, in campionato incassa la prima sconfitta del girone di ritorno – la quarta stagionale – di fronte ad un Bassano cinico e opportunista quanto basta per mettere a nudo il momento, tutt’altro che positivo, della prima della classe. La striscia-record di Iori & C. si ferma a quota 11 (tante le vittorie di fila nel 2016), ma è la terza volta (dopo FeralpiSalò e Sudtirol) che si cade davanti ai propri tifosi. Come se l’effetto Tombolato non ci fosse proprio. Adesso, per avere la certezza della Serie B, bisognerà aspettare le prossime due partite, a Reggio Emilia domenica 10 e in casa con il Pordenone lunedì 18. Verdetto rinviato, dunque, ma niente da dire sul successo dei vicentini. Tifo delle grandi occasioni. Il colpo d’occhio è finalmente degno di un derby ad alto livello: 4.000 spettatori, fra paganti e abbonati. La Tribuna Est è quasi gremita, e il bello della sfida è che i tifosi del Bassano sono mescolati a quelli granata: fosse sempre così, il calcio non avrebbe più problemi di ordine pubblico e di sicurezza da garantire mobilitando le forze dell’ordine. Anche gli striscioni di contorno alla partitissima sono un inno al bon ton: «Bassano contro Cittadella, nessuna rivalità, ma tanta ospitalità» recita quello dietro la porta sud; «State realizzando un sogno» e «Fieri di questo gruppo» quelli sollevati dai supporter di casa. Rigore reclamato. Sottili schiera un 4-2-3-1 che spesso diventa 4-4-2, speculare cioè al modulo del Citta, dove Schenetti è preferito a Lora. «All’andata è stato l’avversario che ci ha messo maggiormente in difficoltà», aveva confessato alla vigilia Venturato ed in effetti il Bassano si dimostra molto bene organizzato, presidiando la propria metà campo e chiudendo efficacemente gli spazi a Chiaretti, in difficoltà nel muoversi tra le linee, e alle punte Litteri e Jallow. L’episodio che potrebbe dare una prima svolta alla partita capita al 20’: proprio Litteri si accentra da destra e in area viene a contatto con Bizzotto, rovinando a terra; tutti si aspettano che l’arbitro conceda il rigore, perché l’intervento falloso appare netto, e invece il signor Piscopo sorvola. L’azione prosegue, con il ribaltamento di fronte, e Piscitella (uno degli ex) da sinistra converge verso il limite dell’area, calciando forte e angolato: Alfonso è attento e devia in tuffo sul fondo. Per il resto, poco altro da aggiungere sino all’intervallo: una punizione a giro di Momentè che si perde di un soffio a lato del palo di destra della porta granata (27’) e una discreta iniziativa di Jallow, che all’interno dei 16 metri si gira bene ma non inquadra il bersaglio, “sparando” abbondantemente fuori (36’). Bassano superiore. La partenza del Citta nella ripresa è incoraggiante, un cross di Benedetti semina il panico nella retroguardia ospite, poi, però, il Bassano prende imperiosamente quota e irretisce la manovra granata, creando le premesse per il gol. I giallorossi chiamano al lavoro Alfonso con conclusioni da fuori area, prima di Proietti (13’) e poi di Laurenti (20’), entrambe neutralizzate in due tempi. La capolista non ce la fa più a rendersi pericolosa, mentre i vicentini spingono il piede sull’acceleratore. Un tiro di Falzerano è alto (29’), subito dopo Davì centra il palo alla sinistra del portiere (30’). Uno-due micidiale. In situazioni del genere, i campanelli d’allarme dovrebbero indurre alla prudenza, ovvero a serrare le fila e ad aspettare che la spinta dell’avversario si esaurisca, invece i granata si disuniscono, pagando dazio. E vengono puniti nel giro di 7’: Misuraca, dopo un batti e ribatti, con Alfonso che ci mette una pezza, perfora l’immobile difesa padovana da due passi (31’), Falzerano chiude magistralmente un contropiede avviato da Pietribiasi dopo un erroraccio di Lora sulla trequarti (38’). I punti di vantaggio scendono a 10, a 5 giornate dalla fine. Un margine che dà comunque garanzie, a patto che si faccia tesoro degli errori commessi e che si torni a giocare da Citta. Quello vero, non la brutta copia vista in azione nella seconda parte del derby di ieri.

Ore 12.00 – (Mattino di Padova) «Non ha vinto il Bassano, abbiamo perso noi». Esordisce così Roberto Venturato nel dopo-partita. Ed è una frase che risuona come una sentenza. La faccia è scura, non certo da allenatore che guida una squadra in testa alla classifica con 10 lunghezze di vantaggio sulla prima inseguitrice. «Contro un’avversaria che si è difesa molto bene, anche con undici uomini dietro la palla, abbiamo concesso tre o quattro ripartenze che ci hanno fatto male. La partita l’abbiamo persa lì», sottolinea il tecnico del Cittadella. «Avremmo dovuto rilanciare l’azione in modo diverso nell’occasione del gol dell’1-0, invece non lo abbiamo fatto. È un errore nostro e l’abbiamo pagato molto caro. E anche il secondo è arrivato su un regalo nostro». Cos’è mancato al Cittadella in questo derby veneto? «Quando si gioca contro squadre del genere bisogna saper verticalizzare il gioco ed essere aggressivi. Non lo abbiamo fatto a sufficienza. Il Bassano ha elementi validi e qualità importanti ed è stato abile a capitalizzare quello che gli abbiamo permesso di sfruttare. Ha saputo difendersi e ripartire. Contro questo tipo di rivali dobbiamo essere più bravi a chiudere gli spazi e dobbiamo saper ripartire allo stesso modo anche noi». Teme ripercussioni dopo questa sconfitta? «Manteniamo un profilo basso, cercando di conservare equilibrio e positività. Abbiamo perso una partita e nei prossimi giorni l’analizzeremo. Questo gruppo ha dei valori e la capacità di riprendersi e ora andremo a Reggio Emilia per giocarcela, come abbiamo sempre fatto sin qui». Rimanete comunque al comando con un ampio margine sulla concorrenza. La festa è solo rinviata di sette giorni? «Questo campionato non è finito. Io lo ripeto da tanto tempo, anche se ogni volta che lo dico tutti mi sorridono. Guardate che non è così. Bisogna avere determinazione e voglia di conquistare ogni risultato. Questa sera (ieri,ndr) abbiamo avuto la dimostrazione che, quando concedi qualcosa, ci sono avversari che sanno approfittare dei tuoi errori». Sul risultato, però, pesa anche quel rigore non concesso a Litteri nella prima frazione. «Il rigore mi sembra proprio fosse netto, ma io non sono uno che ama lamentarsi con gli arbitri. Spiace perché è stato un errore grave, che ha inciso sul resto del match. Tuttavia dobbiamo essere più bravi anche degli eventuali errori dei direttori di gara». In molti non hanno compreso la sostituzione di Zaccagni. «Sono qui per fare delle scelte e in quel momento volevo dare più equilibrio al centrocampo. Mi sembra che in quella fase non fossimo più in grado di mantenere le distanze fra i reparti e ho inserito un elemento come Lora, che sa essere utile in quei momenti». La cornice offerta dal Tombolato, stavolta, era quella da grandi eventi. Va rimarcato. «Sì, dispiace pure per il pubblico, davvero numeroso. Tanta gente è venuta qui aspettandosi un risultato diverso. Anche per loro dobbiamo ritrovare l’umiltà per giocarci le prossime cinque partite come se fossero cinque finali».

Ore 11.40 – (Mattino di Padova) «Bisogna essere obiettivi e, quando è il caso, elogiare l’avversario. Complimenti al Bassano, se li merita per la grande partita che ha disputato». Serio, ma non arrabbiato, il direttore generale del Cittadella, Stefano Marchetti, commenta così il primo ko del girone di ritorno, contro i giallorossi di Sottili. «Alle volte, nella disamina di una gara, si cercano alibi, scuse, giustificazioni che reggono sino ad un certo punto», prosegue, «magari prendendosela con l’arbitro. Anche noi potremmo invocare una decisione che non ci ha convinto su un episodio assai dubbio, l’atterramento di Litteri in area nel primo tempo, ma il Cittadella non alza la voce, riconosce, ripeto, la legittimità del successo dei giallorossi e volta pagina». Come reagire al momento delicato, che prima o poi doveva capitare? Marchetti detta la linea per i prossimi giorni: «Questo è un campionato che abbiamo impostato benissimo, ma non ancora vinto. Il pericolo che si corre, in simili situazioni, è pensare di aver fatto qualcosa di straordinario, ma finchè non si è raggiunta la matematica certezza non si deve mollare nulla. Perché il pezzo più difficile è proprio l’ultimo, e bisogna farlo. Restiamo concentrati, mancano 5 giornate e per noi devono essere vissute come 5 finali, i punti che servono vanno trovati lì». Come dargli torto?

Ore 11.20 – (Corriere del Veneto) Un’unghiata in pieno volto, di quelle che fanno male. Non metterà di certo a rischio la promozione del Cittadella, ma dimostra (se mai ce ne fosse il bisogno) che il Bassano ai playoff si presenterà all’appuntamento con il vento in poppa, ben più di quanto non sia accaduto lo scorso anno. Un 2-0 più che meritato, 55 punti blindati e tanti saluti ai cugini, che dovranno rimandare i festeggiamenti per la B, come del resto già previsto. Cugini timidi, impacciati, scarichi e un po’ spompati, più psicologicamente che fisicamente. Il crollo di Coppa Italia col Foggia, sia pure arrivato con una formazione largamente rimaneggiata, evidentemente ha lasciato il segno. Ma è solo un rinvio, la festa arriverà, magari con paio di settimane di ritardo, ma arriverà. Colpo d’occhio di tutto rispetto per il Tombolato, imbandito a festa come nei giorni migliori. Striscioni per Stefano Rosso («Porta la tua modernità nella Figc»), a favore di una pacifica convivenza fra tifoserie («Bassano vs Cittadella, nessuna rivalità, ma tanta ospitalità») e per la capolista («State realizzando un sogno»), sul campo tanta tattica e pochissime occasioni degne di nota. Polemiche per un rigore negato per possibile fallo di Bizzotto sul centravanti granata e sul capovolgimento di fronte per un fuorigioco non sbandierato che porta Piscitella smarcato da Misuraca a tu per tu con Alfonso, che si salva e devia in angolo in tuffo. La battaglia vera è a centrocampo, dove Sottili azzecca tutte le mosse. Il Cittadella preme, ma sul taccuino resta poco, mentre il Bassano va a un capello dal gol al 26’ con una bellissima punizione di Momentè che esce a lato di pochissimo. Nella ripresa il Bassano accelera: al 19’ Falzerano mette Laurenti nelle condizioni di battere a rete, il diagonale trova però pronto un ottimo Alfonso, salvato poi dal palo su Davì al 35’. Il gol è nell’aria e arriva al 31’: l’azione parte da Laurenti sulla fascia sinistra, serie di rimpalli in area sul tiro di Semenzato, sulla palla vagante si avventa Misuraca che infila l’incolpevole Alfonso. E il sipario si chiude poi al 37’, quando Pietribiasi in contropiede serve Falzerano, che corona la sua serata da vetrina con un gioiello di precisione per il definitivo 2-0.

Ore 11.00 – (Corriere del Veneto) Aria dimessa, in sala stampa, su sponda granata, dopo la sconfitta col Bassano. Nulla è perduto, ma Roberto Venturato non ha mandato giù il ko: «Sicuramente ci è mancato qualcosa – spiega l’allenatore – volevamo vincere la partita, purtroppo l’abbiamo persa. Come allenatore non posso essere contento, abbiamo dieci punti di vantaggio, ma a nessuno piace perdere e a me tantomeno. Anche se sei primo in classifica. Il rigore non dato su Litteri ha condizionato la partita. È un errore grave, che dobbiamo sottolineare ed evidenziare, ma non me la voglio prendere con l’arbitro, perché anche noi ci abbiamo messo molto del nostro». Andrea Gabrielli fa spallucce e la prende con filosofia: «Grande prestazione da parte del Bassano – chiarisce – ci hanno messo in difficoltà sotto tutti i punti di vista, hanno iniziato con l’approccio giusto e hanno chiuso la partita nel secondo tempo. Un ko fisiologico che in questo momento possiamo metabolizzare senza eccessivi problemi». Stefano Sottili è giustamente orgoglioso della prestazione della squadra: «Conquistiamo e portiamo a casa tre punti molto importanti – esulta il tecnico del Bassano – abbiamo interpretato bene la partita. Una partita, è doveroso sottolinearlo, bella e gradevole, entrambe le squadre hanno provato a vincerla, alla fine l’abbiamo portata a casa noi. Abbiamo solo rimandato la festa del Cittadella, loro vinceranno il campionato e hanno orgoglio e le capacità per chiudere il discorso il prima possibile. Noi puntiamo al secondo posto, questa vittoria ci dà una grande spinta. Voltiamo pagina o dopo la giornata storta col Pavia».

Ore 10.30 – (Gazzettino) Sul piatto saranno messe anche le questioni tecniche, dicevamo. Procedendo per ruoli, sarà vagliata nei prossimi giorni dallo stato maggiore del club la posizione del direttore sportivo Fabrizio De Poli, che è forte comunque di un altro anno di contratto, per poi passare alla conduzione tecnica di Pillon che, anche domenica nell’immediato post gara, ha lasciato chiaramente intendere la sua apertura a rinnovare il contratto per portare avanti il lavoro impostato in questi mesi, nonché per l’attaccamento a questa maglia. «L’allenatore ha lavorato molto bene, ha creato un buon gruppo e i risultati sono dalla sua parte. Siamo contenti del suo modo di operare. Ripeto, dalla prossima settimana cominceremo a prendere in esame la situazione in vista della prossima stagione». L’ad Bonetto è impegnato anche in prima linea per il progetto di un nuovo stadio. «Nei prossimi giorni avrò una riunione con alcuni investitori per capirne le intenzioni».

Ore 10.20 – (Gazzettino) Il pareggio di domenica complica la rincorsa biancoscudata per centrare un piazzamento nei play off, ma con cinque partite ancora da disputare la parola d’ordine è non mollare. «Dobbiamo impegnarci al massimo per cercare di vincerle tutte. Da questa settimana la rosa sarà più completa e l’allenatore avrà l’opportunità di fare le scelte per schierare la squadra migliore. Dobbiamo credere ai play off fino a quando c’è la matematica, sperando che non ci sia qualcuno che remi contro», altra frecciatina all’indirizzo della classe arbitrale. Con la stagione che sta comunque volgendo verso la conclusione, sul fronte societario si preannuncia a breve un certo fermento in vista delle prossime mosse da adottare. «Giovedì rientro in Italia, e dalla prossima settimana faremo tra noi soci qualche giro d’incontri. C’è da mettere in piedi la prossima stagione e faremo un ragionamento su tutto, società, budget, aspetto tecnico». Riguardo alle questioni di politica interna al club, nei giorni scorsi era circolata qualche voce relativa a una possibile uscita di scena a fine stagione proprio della famiglia Bonetto per un presunto dissapore con il presidente Bergamin sulle linee guida future. Puntuale era arrivata la smentita da ambo le parti, ribadita ieri dall’amministratore delegato: «Oggi come oggi quei rumors non hanno alcun fondamento».

Ore 10.10 – (Gazzettino) «Della partita con il Cuneo non parlo, ma ciò che mi sento di dire è che il Padova merita più rispetto dalla classe arbitrale». La bordata arriva direttamente da Giacarta, dove l’amministratore delegato Roberto Bonetto si trova per motivi di lavoro. Il dirigente biancoscudato non ha potuto vedere in streaming la sfida, ma naturalmente non è mancata la chiacchierata telefonica post partita con il figlio Edoardo (presente allo stadio), nonché la lettura della rassegna stampa con le dichiarazioni di Pillon e del presidente Bergamin che a caldo hanno espresso rammarico per un paio di decisioni arbitrali sfavorevoli nella ripresa, ossia un fallo di mano in area non sanzionato sulla conclusione di Sparacello e un fuorigioco inesistente su Cunico. «Non siamo stati trattati bene dalla classe arbitrale – prosegue Bonetto – Finora siamo stati sempre in silenzio prendendo atto delle decisioni, però ultimamente hanno esagerato un pochettino e ho fatto presente a Bergamin che era arrivato il momento di fare sentire la nostra voce dato che non possiamo sempre subire in maniera passiva. Spero che il messaggio sia stato recepito. Non vogliamo favoritismi, ma il Padova merita rispetto per la piazza che rappresenta e per la società. Non puoi investire milioni di euro, e poi un arbitro non vede un rigore o un fuorigioco. Di recente anche nella partita con il Pordenone ci hanno trattato a pesci in faccia».

Ore 09.50 – (Mattino di Padova) Ma per farlo, punterete ancora su Bepi Pillon? «Ha mostrato abilità importanti, ha dimostrato di essere un allenatore di qualità e di esperienza. Ma il suo futuro dipende da tante cose, un po’ da noi e un po’ da lui: sicuramente ha lavorato bene, e quello che gli avevamo chiesto è stato fatto, ora vedremo se si può condividere un disegno comune per l’avvenire». Stando ai contratti l’ultima domanda parrebbe superflua: anche Fabrizio De Poli rimarrà? «Ha un contratto fino all’anno prossimo, se ne discuterà ma non credo che abbia lavorato male, e per questo non vedo motivi per cui dovrebbe essere messo in discussione». Intanto è fissata per questo pomeriggio alle 15 la ripresa degli allenamenti. Per il match di domenica all’Euganeo, alle 17.30, con la Pro Patria (prevendita aperta), Pillon recupererà gli squalificati Diniz e De Risio.

Ore 09.40 – (Mattino di Padova) I playoff sono definitivamente sfumati? «Penso che ci siano poche probabilità, è inutile farci illusioni. Ma voglio che la squadra finisca bene la stagione, giocando comunque ogni domenica per vincere: rimangono cinque partite, e un piazzamento importante sarebbe comunque la giusta chiusura. Poi c’è qualche giovane che potrebbe trovare un po’ di spazio: noi alcune indicazioni le abbiamo già date, ma adesso sta a mister Pillon decidere». Se i playoff si sono allontanati, forse adesso si può cominciare a parlare di futuro… «Io è già da un po’ che ci penso, è un percorso che abbiamo, in qualche modo, programmato. Un passo alla volta, cercando di mettere a posto tutti gli aspetti da valutare» Il primo nodo da sciogliere è quello dell’allenatore. «Non è vero, il nodo principale è l’obiettivo che la società si pone: tutte le altre componenti vengono di conseguenza. La società deve programmare e decidere cosa fare, e noi in passato abbiamo sempre detto che la speranza è quella di tornare in B il più presto possibile: quest’anno probabilmente non andremo ai playoff, se ci riusciremo il prossimo vorrà dire aver fatto un altro passo avanti».

Ore 09.30 – (Mattino di Padova) Il giorno dopo, al Padova, porta con sé un po’ di amarezza e di delusione. Ma è l’occasione buona per guardare più in là, oltre il sogno playoff che con il pareggio di Cuneo potrebbe essere sfumato. Presidente Giuseppe Bergamin, le è passata l’arrabbiatura per quanto successo a Cuneo? «No, non mi è ancora passata. Pensavo che avremmo vinto questa partita del diavolo (testuale, ndr). Sono arrabbiato perché non ci siamo riusciti, e anche un po’ per tutti gli altri aspetti che ora non vale più la pena ricordare». A mente fredda, al di là della direzione di gara, cosa non è andato nella prestazione? «Siamo stati poco concreti, perché abbiamo avuto due o tre occasioni importanti e se avessimo segnato dubito che il Cuneo sarebbe stato in grado di riprenderci. Era una gara da affrontare all’assalto, da vincere subito, invece ci siamo un po’ attorcigliati su noi stessi e alla fine portando a casa il pareggio ci è quasi andata bene, visto come si era messa.

Ore 09.00 – (Corriere del Veneto) Una presa di posizione estremamente garbata, ma che intende mettere i puntini sulle «i». Il punto del contendere: un rigore negato e un fuorigioco fischiato a Cunico lanciato a rete in beata solitudine. Domenica arriva la Pro Patria e magari sarà troppo tardi per prendere il piccone e il cappello da alpinista per l’arrampicata che non t’aspetti, ma la società vuole lanciare un segnale anche per la tifoseria. Intanto, mentre al quartier generale biancoscudato si prepara un incontro chiarificatore fra soci su tanti aspetti, sono state smentite le voci di un imminente ingresso nel club di Agostino Candeo, imprenditore leader nel settore della pulizia e dell’igiene ambientale in ambito civile e industriale. Da fonti vicine all’azienda, si fa sapere che l’interesse per il mondo del calcio «è pari a zero» e viene inoltre fatto trapelare che «non esistono allo stato attuale nemmeno le possibilità che la situazione possa cambiare». Certo, se poi l’accostamento di Candeo fosse legato a un più ampio progetto edile-industriale con focus sul nuovo stadio, le cose potrebbero anche essere diverse e il quadro complessivo letto in un’ottica diversa. Staremo a vedere.

Ore 08.50 – (Corriere del Veneto) E’ finita? Diciamo che ci vorrebbe un miracolo e il Padova di miracoli quest’anno non ne ha mai costruiti. Meglio guardare in faccia la realtà, allora e voltare pagina guardando già alla prossima stagione? Di certezze al momento non ne esistono, è difficile capire se davvero tutte le porte per gli spareggi promozione siano chiuse, anche perché vincendo le prossime tre partite contro Pro Patria, Albinoleffe e Giana Erminio, alcuni equilibri di classifica potrebbero cambiare. Considerato che si tratta di tre avversari ormai senza obiettivi, che non siano quelli del piccolo cabotaggio, nove punti potrebbero non essere un miraggio. Quel che è certo è che la società si farà sentire, con toni molto garbati ma decisi, ai piani alti di Lega, Aia e Figc per avere maggiore attenzione dagli arbitri. Non che la prestazione di Cuneo, con annesso pareggio per 1-1, abbia fatto fare i salti di gioia alla proprietà, ma anche il sempre pacato Giuseppe Bergamin stavolta ha inquadrato nel mirino la classe arbitrale: «Non è stata una grande partita – ha detto – più che una partita è stata una battaglia. Avremmo potuto fare qualcosa di più, sicuro, ma alcuni episodi ci sono girati contro e da parte arbitrale ultimamente qualcosa ci è stato tolto».

E’ successo, 4 aprile: giorno di riposo per i Biancoscudati, che si trovano ora a -7 dalla zona playoff dopo la vittoria dell’Alessandria a Pavia.




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